Il tartufo è
considerato da secoli un cibo afrodisiaco. I Greci lo dedicarono a
Venere, dea della bellezza e dell’amore.
Pitagora (IV secolo a.C.)
parlando del tartufo diceva: «... Il tartufo è molto
nutriente e può disporre della voluttà... ».
Galeno, il medico di Pergamo (II sec. a.C.) consigliava l’uso solo
ai coniugi per procreare.
Nell’età imperiale
molti medici romani lo somministravano agli uomini afflitti da
impotenza.
Nel Tacuinum Sanitatis, che
da molti è considerato come la prima enciclopedia di scienza
medica (risale al medioevo), a proposito del tartufo leggiamo:
“Giovamento: poiché riceve tutti i sapori, influisce
positivamente sul coito”.
Lucrezia Borgia, oltre ad
essere un'amante spietata, dotata di un fascino irresistibile,
adorava i tartufi perché forse le trasmettevano un senso di
mistero.
Sembra che anche Napoleone
credesse alle doti afrodisiache del tartufo e ne mangiasse in gran
quantità per assicurarsi un erede.
Come dimenticare Charlie
Chaplin? Anche a lui piacevano molto i tartufi e ha avuto molti figli
fino in tarda età.
Brillan Savarin, uno dei
toerizzatori della Nouvelle Cousine, affermava: “Il tartufo
non è esattamente un afrodisiaco ma rende le donne più
tenere e gli uomini più amabili”.
Autori moderni come Prunier di Longchamps
sostengono che il tartufo è eccitante per i sali alcalini
volatili che contiene per questo ne sconsigliavano l’uso al clero e
ai religiosi.
Il tartufo ha veramente
poteri afrodisiaci?
Alcuni studiosi sostengono di
si. Nel tartufo infatti sono stati individuati composti di
tipo steroideo e ormoni simili a quelli sessuali. Proprio alcune di
queste sostanze, sono prodotte nei testicoli di alcuni animali, ad
esempio i suini e i cani, i quali se ne servono per attirare l'altro
sesso. La stessa cosa accade nell'uomo con alcune molecole di queste
sostanze odorose, secrete durante le effusioni amorose dalle ascelle
e le stesse sono presenti anche stabilmente nell'urina della donna.